Questo sito utilizza i cookie per migliorare la navigazione e raccogliere statistiche. Per conoscere in dettaglio la nostra policy sui cookie consulta l'informativa completa.
Continuando a navigare o cliccando X, acconsenti all'uso dei cookie.

IT
@1xBG BIG COVER Ideas_segnaposto
News

Cultura della Cyber Security per il rilancio del Made in Italy

Le ripercussioni economiche dell’attuale pandemia dovranno portare a considerazioni strategiche relative al modello di sviluppo imposto dalla globalizzazione.

Share:

Lo scorso Marzo, Tullio Pirovano, CEO del Gruppo Lutech, ha rilasciato un’intervista recentemente pubblicata all’interno del saggio “Intelligence Economica”, a cura del prof. Ivan Rizzi e del Senatore Giacomo Stucchi per la collana IASSP.

Il saggio si domanda se, in particolare nel contesto improvviso e inaspettato della pandemia, la ripresa delle PMI non passi anche dalla cultura di business intelligence, di cyber security e di una vision strategica basata sull’interpretazione delle informazioni, e che, guidata dalle aree già proiettate in scala internazionale, si focalizzi sulla tutela della produzione “made in Italy”.

In questa direzione va la creazione di questa “Intelligence Community” che raccoglie le testimonianze degli esponenti italiani dell’innovazione tecnologica e scientifica.

Costruire una cultura della sicurezza

«La diffusione mondiale del Covid-19 ha evidenziato le enormi debolezze di un sistema economico basato sulla circolazione globale di merci, persone e capitali, con fortissime interdipendenze, senza aver riflettuto a fondo sulle eventuali conseguenze e, ancor più grave, senza aver predisposto adeguati piani di recovery.

Questo è stato il più grande errore che ha portato alle note conseguenze di un lockdown globale. Ci si trova ora a dover affrontare senza un’adeguata preparazione l’estrema vulnerabilità delle catene di fornitura e di distribuzione globali.

Le ripercussioni economiche dell’attuale pandemia dovranno portare, inevitabilmente, a considerazioni strategiche relative al modello di sviluppo imposto dalla globalizzazione.

In questo momento l’Italia sta vivendo contraccolpi economici particolarmente gravi dato che sono state messe in ginocchio le regioni più produttive del Paese. Siamo tra i Paesi con il maggior numero di contagi ma non è irrealistico ipotizzare che presto ogni nazione verrà travolta da questa emergenza. In Europa, l’Italia è stata la prima a sperimentare l’impatto devastante che questa problematica ha avuto su tutta la società, dalla sanità, all’istruzione a tutte le catene logistiche, ed è probabile che proprio per questo possa diventare un laboratorio in cui sperimentare un nuovo modello di ripresa.

Il tessuto imprenditoriale italiano non era preparato ad affrontare questa emergenza e il conseguente spostamento di molte attività da remoto, mediante l’adozione massiva di piattaforme tecnologiche per consentire lo smart-working. Soluzioni impensabili fino a poche settimane fa sono state implementate velocemente con le criticità derivate dall’urgenza e dalla necessità di formazione ex-post di persone con un basso livello di competenza tecnologica.

Ci siamo trovati di fronte a un problema di mentalità, di cultura digitale insufficiente di imprese e persone e, più in generale, ad un livello insufficiente di istruzione della società in generale. Un imprevisto di questa portata è stato per tutti una doccia fredda e una repentina presa di coscienza.

In questo contesto è stato molto spesso trascurato l’aspetto della sicurezza. La mancanza di attenzione e di un budget ad hoc per la cybersecurity, unito alla diffusione repentina di piattaforme di smart working, ha aumentato in maniera esponenziale il rischio di attacchi informatici, rendendo ancora più pressante l’esigenza di proteggere dati che sempre più spesso si muovono al di fuori del perimetro aziendale.

La digitalizzazione dell’ultima ora ha in un certo senso esposto maggiormente realtà ritenute in precedenza sicure proprio perché in ritardo digitale. Oggi è più che mai evidente che la cybersecurity è un fattore decisivo di sviluppo all’interno del processo di digitalizzazione che implica la necessità di mettere in sicurezza software, sistemi, dati, oltre a tutti i device e le apparecchiature collegate, a cui si aggiungono servizi integrati di gestione e analisi dei dati.

È un settore che richiede investimenti a lungo termine per poter assicurare una protezione efficace nel tempo e per far fronte a minacce che si evolvono continuamente, con tecniche sempre più sofisticate e a una velocità sempre maggiore. In questo momento di emergenza si sono trovate avvantaggiate tutte quelle realtà già avviate verso un cambiamento digitale reale e strutturale.

È evidente che la sicurezza cibernetica non è legata soltanto a temi di sicurezza delle Reti ma si amplia andando ad abbracciare molte altre discipline. Dalla cyber-security dipende la credibilità e l’affidabilità di un ente governativo, di un’organizzazione o di un’azienda.

La sicurezza informatica va affrontata nella sua accezione più ampia, non solo confinata all’interno del perimetro aziendale. L’IOT (Internet Of Things) ha esteso la connessione a tutta una serie di oggetti non solo di uso quotidiano ma anche di controllo di apparati complessi e critici, tutti connessi in Rete, che devono garantire riservatezza, integrità e disponibilità dei dati.

Per gestire efficacemente le tematiche legate alla sicurezza informatica occorre necessariamente adottare un approccio olistico, sistemico e dinamico. Attraverso le tecniche di machine-learning, ad esempio, è oggi possibile trattare elevati volumi di dati provenienti da fonti diverse, per estrarre conoscenza e per operare sempre di più in modo preventivo. I dati sono i veri e proprio “asset” aziendali. Dietro ai dati si muovono ormai interessi colossali ed è fondamentale una loro adeguata protezione e gestione.

Diventa, quindi, ancora più rilevante affrontare il tema della formazione alla cybersecurity in un’ottica più estesa, non solo di preparazione tecnica degli specialisti ma di vera e propria evoluzione del concetto di sicurezza, verso una cultura della sicurezza e verso una consapevolezza allargata rispetto ai rischi esistenti.

Per creare un circolo virtuoso che sappia favorire l’adozione delle tecnologie di digitalizzazione e la formazione di una reale cultura della sicurezza, servono linee guida con interventi specifici adeguatamente supportati da piani governativi, per esempio agendo sulla leva degli sgravi fiscali rivolti ad iniziative di formazione mirate.

È indispensabile calare efficacemente queste iniziative nelle PMI, che, in un contesto di filiere globali e interconnesse, rappresentano l’a- nello debole della catena.

Occorre, il coinvolgimento attivo del mondo accademico per dare ai giovani l’occasione di formarsi una competenza specifica altamente spendibile, con sbocchi professionali ed imprenditoriali certi in un contesto, non solo italiano, dove si prevede anche per i prossimi anni un’elevata richiesta.

Fatti come quelli che stiamo vivendo ci hanno colto completamente impreparati. Nulla di simile è mai accaduto in precedenza in un mondo così globalizzato e interconnesso. Anche le massime organizzazioni nazionali e internazionali si sono dimostrate incapaci di prevenire una simile pandemia e non sappiamo quanto le istituzioni nazionali e sovranazionali saranno in grado di affrontare il presente e il futuro che ci aspetta, con le sue conseguenze sociali, economiche e politiche.

Da questa esperienza usciremo tutti cambiati, sia per quanto riguarda i processi lavorativi sia per quanto concerne la sfera personale e interpersonale. Il Made in Italy attraverserà un periodo di sofferenza a tutti i livelli ma abbiamo dalla nostra un substrato culturale che può essere una forza straordinaria e unica.

Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese che ha delle ricchezze intrinseche enormi, spero quindi che una volta usciti da questa emergenza guarderemo con maggiore interesse e positivamente alle bellezze e ai valori che possediamo, in modo da difenderli e valorizzarli al meglio. Dobbiamo tutti fare tesoro di questa pausa per costruire un risveglio delle coscienze e per essere più determinati nel sostenere, valorizzare e promuovere gli asset strategici della nostra nazione.»

Tullio Pirovano, CEO Gruppo Lutech

Da Intelligence economica. La nuova guerra commerciale, a cura di I. Rizzi, G. Stucchi, Milano, Collana IASSP, Rubbettino, 2020