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Lutech Talks: oltre 250 tra istituzioni, industria e accademia a confronto su
AI, Cybersecurity e Quantum

Come si traduce la sovranità digitale in capacità reale di un Paese di governare innovazione, dati e infrastrutture? È attorno a questa domanda che si è sviluppato Lutech Talks – Sovranità Digitale per l’Italia, l’evento che ha riunito a Roma oltre 250 rappresentanti di istituzioni, imprese e mondo accademico per un confronto su Intelligenza Artificiale, Cybersecurity e Quantum Computing.

In questo contesto si inserisce il percorso di crescita di Lutech, gruppo da circa 1 miliardo di euro di business volume, con oltre 6.000 professionisti, più di 400 progetti Data & AI, e una presenza internazionale in Italia, Spagna e Albania, che nel primo trimestre registra una crescita anno su anno del +6% dei ricavi e +11% dell’EBITDA. Un’evoluzione che si accompagna a un forte investimento sul capitale umano, con 1.000 assunzioni previste nel 2026, di cui circa 400 già realizzate.

L’evento ha costruito un racconto coerente tra visione strategica e capacità operativa: dal contributo di Cristiano Cannarsa, Amministratore Delegato di Sogei sul ruolo delle infrastrutture pubbliche e dei dati fiscali, al keynote geopolitico di Franco Bernabè, Presidente di Techvisory, che ha inquadrato la sovranità digitale come scelta industriale e politica, fino alla visione accademica sull’evoluzione dell’AI e del quantum portata da Gianluigi Greco, Rettore dell’Università della Calabria e Coordinatore del Comitato per l’aggiornamento della Strategia Italiana sull’Intelligenza Artificiale, l’evento ha costruito un racconto coerente: la sovranità digitale non è una categoria astratta, ma una capacità operativa che si misura nei processi.

Al centro anche il tema delle competenze: in Europa, entro il 2030, saranno necessari almeno 12 milioni di specialisti ICT, mentre in Italia circa 15 milioni di persone presentano oggi un gap di competenze digitali che limita la possibilità di interagire in modo efficace con sistemi sempre più evoluti. In questo scenario, investire nelle competenze non è un costo, ma una leva diretta di produttività e competitività: una condizione indispensabile perché l’Intelligenza Artificiale si traduca in crescita reale e diffusa, e non resti confinata a un’efficienza operativa isolata.

La tavola rotonda ha poi messo a fuoco le leve concrete per abilitare questa trasformazione: qualità dei dati, interoperabilità, responsabilità chiare, modelli replicabili e collaborazione strutturata tra pubblico e privato. È emerso con chiarezza che le principali barriere non sono tecnologiche, ma organizzative e di governance. La tavola ha riunito una prospettiva ampia e complementare sul tema della sovranità digitale, grazie al contributo di Vinicio Vigilante (GSE), Massimo Fedeli (ISTAT), Massimo Rosso (RAI), Andrea Rangone (Politecnico di Milano e Osservatori Digital Business Innovation) e Cosma Belli (IQM). Il confronto ha evidenziato come la sovranità digitale si giochi su più livelli:

  • industriale ed energetico, sottolineando la centralità di dati, interoperabilità e AI per gestire la complessità delle rinnovabili e delle comunità energetiche;
  • informativo, con un richiamo al valore ancora sottoutilizzato del dato pubblico e la necessità di renderlo più accessibile e tempestivo;
  • culturale e mediatico, ponendo l’attenzione sulla governance dei contenuti, sul rischio di omologazione algoritmica e sulla “sovranità cognitiva”;
  • fino alla dimensione operativa, in cui la vera sfida diventa integrare AI, dati e infrastrutture nei processi con responsabilità chiare e modelli scalabili.

Il filo comune emerso è che innovazione, sicurezza e valore si costruiscono solo attraverso integrazione, governance e collaborazione strutturata tra pubblico e privato.

“La sovranità digitale è la capacità concreta di un Paese di governare le proprie decisioni quando dati, infrastrutture e Intelligenza Artificiale diventano il cuore dei processi pubblici e industriali – ha dichiarato Giuseppe Di Franco, CEO Gruppo Lutech. Significa sapere chi decide, su quali informazioni, con quali responsabilità e con quale margine di controllo nel tempo. Oggi il punto non è quanto stiamo investendo in AI, ma quale valore stiamo generando e quanto è sostenibile. Per questo parliamo di AI for Value: un criterio operativo per selezionare dove l’Intelligenza Artificiale ha davvero senso, dove entra nei processi e dove produce impatto misurabile su cittadini, imprese e sistema Paese.”          

''La sovranità digitale è un tema che difficilmente riusciamo a cambiare nel breve periodo ma su cui bisogna agire tempestivamente. Si costruisce partendo dalla ricerca applicata. Quello che oggi possiamo fare è governare e proteggere le nostre infrastrutture e i nostri dati - afferma Cristiano Cannarsa, Amministratore Delegato di Sogei - L'Europa produce più laureati Stem degli Stati Uniti, ma molti meno rispetto alla Cina. Noi ci dobbiamo anche confrontare con la ricostruzione di competenze, che ci consentano di governare meglio questo critico settore dei dati dell'AI.''

“Per un soggetto pubblico come il GSE, l’Intelligenza Artificiale rappresenta una leva concreta per migliorare produttività, qualità del servizio e capacità di risposta verso cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. In questi anni abbiamo vissuto una transizione nella transizione: da un lato l’accelerazione energetica, con volumi crescenti di progetti e misure da gestire; dall’altro la necessità di rendere i processi più rapidi, digitali e vicini alle esigenze degli utenti. Anche grazie alla digitalizzazione e alla progressiva introduzione di strumenti di Intelligenza Artificiale, abbiamo di fatto raddoppiato il perimetro delle attività gestite a parità di organico. L’AI può aiutarci a governare questa complessità, ma non sostituisce la responsabilità delle persone: la integra. Per questo il GSE sta investendo su competenze, sperimentazione e innovazione interna, con l’obiettivo di coniugare postura istituzionale, attenzione al cliente esterno e piena correttezza nella gestione delle risorse pubbliche” - ha dichiarato Vinicio Mosè Vigilante, Amministratore Delegato del GSE.

“La ricerca sull’Intelligenza Artificiale ha già raggiunto un livello di maturità tale da poter incidere sui processi reali - ha commentato Gianluigi Greco, Rettore Università della Calabria e Coordinatore del Comitato per l’aggiornamento della Strategia Italiana sull’Intelligenza Artificiale. La sfida oggi è produrre nuova conoscenza e renderla rapidamente trasferibile e capace di generare impatto concreto nell’economia e nei servizi pubblici. Serve un rapporto strutturale tra università e sistema produttivo: la ricerca deve entrare nei processi, contribuire alle decisioni e misurarsi sulla produttività. Il quantum computing non è uno scenario lontano: sta già ridefinendo i temi della sicurezza, della crittografia e della capacità di calcolo. Prepararsi oggi significa poter governare domani una tecnologia che sarà centrale per la sovranità digitale.”

In chiusura, Michele Ruta, Prorettore Vicario del Politecnico di Bari, ha portato il focus sulla ricerca scientifica, sulla collaborazione tra industria e Università e il contributo che questa sinergia può dare, evidenziando come ha collaborato con Lutech nel progetto “Digital Enterprise”. Nel progetto, del valore di 36 milioni di euro (cofinanziata da Regione Puglia), partendo da alcune idee di innovazione nate dalla ricerca scientifica, sono state sviluppate quindici piattaforme innovative che usano l’Intelligenza Artificiale come abilitatore per migliorare la produttività e l’efficienza in diversi settori industriali e della PA.

Nei loro interventi, Gaetano Rizzo, Head of Public di Lutech, e Giovanni Russo, Head of Artificial Intelligence di Lutech, hanno evidenziato come il vero salto di qualità non sia nella disponibilità di modelli sempre più evoluti, ma nella capacità di integrarli nei processi reali. L’Intelligenza Artificiale genera valore quando diventa parte stabile dell’operatività, trasformando dati in decisioni e decisioni in azione. In questo contesto, è stata presentata “Lutech BrAIn Agentic Platform”, piattaforma capace di orchestrare casi d’uso, garantire governance e tracciare le responsabilità. Un approccio che evita la frammentazione delle iniziative e abilita scalabilità, controllo e continuità, portando l’AI da supporto tecnologico a vera capacità esecutiva all’interno dei processi pubblici e industriali.

Nel percorso delineato da Lutech, il passaggio decisivo riguarda l’adozione concreta dell’Intelligenza Artificiale nei processi operativi. Lutech BrAIn Agentic Platform accompagna organizzazioni pubbliche e private nell’integrazione dell’AI all’interno delle attività quotidiane, come automazione intelligente dei processi, robotica, sviluppo software e dei processi decisionali.

La piattaforma consente di coordinare più agenti intelligenti, condividere informazioni tra sistemi e garantire tracciabilità e controllo lungo tutto il ciclo decisionale, superando la frammentazione degli strumenti isolati. Inserita sopra le architetture esistenti, valorizza gli investimenti già realizzati e abilita modelli replicabili e scalabili.

I primi casi applicativi mostrano riduzioni fino al 60% nei tempi di procurement, fino all’80% nelle attività manuali e un’accelerazione nello sviluppo fino a 3 volte, confermando come l’AI possa generare valore quando entra stabilmente nell’operatività e viene governata in modo strutturato.

La sovranità digitale emerge così non come un obiettivo dichiarativo, ma come una capacità di esecuzione: la capacità di integrare tecnologia, dati e responsabilità nei processi reali e di trasformare l’innovazione in valore stabile per il Paese.

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